Scadenze fiscali

Scadenza F24 acconti: il 30 novembre 2026 e come prepararsi bene

10 minuti di letturaCAF Cinisello Balsamo

Scadenza F24 acconti: il 30 novembre 2026 e come prepararsi bene

Lunedì 30 novembre 2026 scade la seconda rata — oppure l'unica rata — di acconto delle imposte dell'anno in corso, e si paga con il modello F24. Se a giugno hai già versato il 40% dell'acconto, in questa data ne resta il 60%; se l'acconto totale è inferiore a 257,52 euro si versa tutto insieme proprio a novembre. Qui sotto trovi la data esatta, i codici che servono e cosa fare se un pagamento ti sfugge. Per il tuo caso, vieni in ufficio.

La data da segnare: lunedì 30 novembre 2026

La data da segnare: lunedì 30 novembre 2026

Omar ripara biciclette in zona Sant'Eusebio e ogni anno, verso la fine di novembre, arriva al nostro sportello con la stessa domanda: «Ma la seconda rata quando scade?». L'anno scorso l'aveva pagata il 2 dicembre, convinto che la data slittasse: pochi giorni di ritardo, ma con sanzione e interessi da sistemare. Nel 2026 la risposta è facile: lunedì 30 novembre è l'ultimo giorno utile, perché non è né sabato né festivo e la data resta ferma.

In quella data si versa la seconda rata — oppure l'unica rata — di acconto delle imposte dell'anno in corso: l'IRPEF di chi presenta il Modello Redditi PF, l'IRES delle società, l'IRAP e l'imposta sostitutiva di chi usa la cedolare secca sugli affitti. Il nome dice tutto: è un anticipo sulle tasse del 2026, e il conto definitivo arriverà solo con la prossima dichiarazione dei redditi.

In sintesi

Lunedì 30 novembre 2026 è la scadenza della seconda (o unica) rata di acconto. Se a giugno hai versato il 40%, in novembre resta il 60%. Sotto i 257,52 euro si versa tutto in un'unica soluzione proprio il 30 novembre. Se non sai quanto versare, lo calcoliamo insieme in ufficio.

Chi versa l'F24 a novembre e chi non deve farlo

Chi versa l'F24 a novembre e chi non deve farlo

Chi deve pagare

L'acconto riguarda chi nell'anno precedente ha chiuso con un'imposta da pagare e non si è limitato a uno stipendio o a una pensione: partite IVA e lavoratori autonomi, chi ha affitti con cedolare secca, chi presenta il Modello Redditi PF perché ha redditi oltre lo stipendio, e le società con acconto dovuto. La cifra si determina sempre sulla base dell'imposta dell'anno precedente: più è stata alta, più pesa l'anticipo di quest'anno.

Chi non deve compilare nessun F24

Chi ha soltanto lo stipendio o la pensione e presenta il 730 classico non versa nulla con l'F24: l'acconto lo trattiene il datore di lavoro o l'INPS direttamente in busta paga, di norma a rate da dicembre. Discorso diverso se nel 730 compaiono anche un affitto, un secondo lavoro o una partita IVA: in quel caso il versamento con l'F24 tocca a te. Non sai da che parte stare? Porta la dichiarazione dell'anno scorso: in dieci minuti capiamo la tua situazione.

Come si calcola l'acconto senza farsi prendere dal panico

Come si calcola l'acconto senza farsi prendere dal panico

L'acconto non è una cifra decisa dal Fisco: la calcoli tu partendo dai tuoi numeri, e i metodi ammessi sono pochi e ben precisi. Il più usato è il metodo storico: prendi l'imposta dell'anno precedente e versi quella come anticipo. Il metodo previsionale guarda invece al futuro: se stimi un 2026 più magro del 2025 versi meno adesso, ma se la stima è troppo ottimista a saldo dovrai colmare il gap, con gli interessi sopra. Chi ha la partita IVA può usare anche il metodo analitico, che calcola l'acconto sulle operazioni effettuate fino al 20 dicembre.

La spartizione in due rate dipende da una soglia ben precisa. Con un acconto pari o superiore a 257,52 euro la prima tranche, il 40%, è già andata a giugno insieme al saldo (oppure a luglio, con lo 0,40% in più), e il 30 novembre si chiude il conto con il 60% rimasto. Se invece l'acconto è inferiore a 257,52 euro, a giugno non si versa nulla e tutto arriva in un'unica soluzione proprio a novembre. Per chi applica gli ISA la ripartizione è alla pari: 50% a giugno e 50% a novembre.

Facciamo due conti con cifre rotonde. Un acconto di 900 euro significa 360 euro saldati a giugno e 540 il 30 novembre; con 240 euro, sotto soglia, si versa tutto in novembre. Il punto di partenza non cambia: la dichiarazione dell'anno scorso, che apriamo insieme a te.

Compilare l'F24: i codici che servono davvero

Compilare l'F24: i codici che servono davvero

Il modello F24 è lo stesso per quasi tutti i tributi e si riconosce per i codici. Per l'acconto di novembre i più comuni sono questi:

  • 4034 — seconda rata o rata unica di acconto IRPEF (la prima rata di giugno usa invece il 4033)
  • 3813 — seconda rata o rata unica di acconto IRAP (la prima rata è il 3812)
  • 2002 — acconto IRES, per le società
  • 1841 — acconto della cedolare secca sugli affitti
  • 1794 — acconto per chi è nel regime dei minimi

Oltre al codice, controlla due campi: l'anno di riferimento è il 2026, cioè l'anno delle imposte che anticipi; nel campo «rateazione» si indica la rata (0202 se è la seconda di due, 0101 se paghi tutto insieme).

Dove si paga? Con l'home banking o l'app della banca, allo sportello di banche e Poste, oppure online dall'Agenzia delle Entrate con addebito sul conto. Se crediti e debiti si azzerano, l'F24 «a zero» non si paga ma va presentato. E conserva la ricevuta: è la prova del pagamento.

Pagato in ritardo o sbagliato? C'è il ravvedimento

Capita: il bonifico parte il giorno dopo, il conto è scoperto, il codice è sbagliato. La prima regola è non sparire: con il ravvedimento operoso si versa la cifra giusta, una sanzione ridotta e pochi interessi legali (1,60% nel 2026). E più ti muovi presto, meno paghi.

  • Entro 14 giorni dalla scadenza: la sanzione è minima, circa lo 0,08% per ogni giorno di ritardo.
  • Da 15 a 30 giorni: la sanzione ridotta è dell'1,25% dell'importo non versato.
  • Da 31 a 90 giorni: si passa all'1,39%.
  • Oltre i 90 giorni, fino alla dichiarazione dell'anno: circa il 3,13%.
  • Se non ti muovi affatto, la sanzione piena per omesso versamento è il 25%, scesa al 12,5% quando il ritardo resta sotto i 90 giorni.

La regola d'oro

Il ravvedimento conviene sempre, ma soprattutto nei primi giorni: due settimane di ritardo costano una manciata di euro, sei mesi costano una bolletta. Hai saltato un pagamento? Portaci gli F24 già pagati: in mezz'ora prepariamo il versamento mancante.

Cinque controlli prima di premere «invia»

Prima di confermare un pagamento conviene fare un ultimo giro di controlli: sono cinque minuti che evitano guai da settimane.

  • L'importo è quello giusto? Se hai già versato il 40% a giugno, il 30 novembre va il 60% e non l'intero acconto.
  • Il codice tributo è quello della rata giusta: 4034 e non 4033, 3813 e non 3812.
  • L'anno di riferimento è il 2026, non l'anno della dichiarazione da cui hai preso i numeri.
  • Il conto da cui paghi ha i fondi: un F24 respinto per saldo insufficiente non è un pagamento, e i giorni continuano a correre.
  • La ricevuta si salva, in cartella o in un'email a te stesso: è l'unica prova che hai pagato.

E se i conti non tornano, non indovinare: l'F24 si può correggere, ma conviene compilarlo bene la prima volta. Al patronato di Cinisello Balsamo, in Via Oreste Terenghi 21/23, controlliamo ogni riga prima dell'invio: mezz'ora e il pagamento è in regola.

Le cinque domande che ci fanno più spesso

Le risposte veloci alle domande che arrivano più spesso allo sportello. Se la tua non c'è, chiamaci o scrivici su WhatsApp.

Un F24 di novembre letto riga per riga

Il modello F24 è sempre impaginato nello stesso modo: a sinistra trovi tributi ed enti, a destra gli importi, in basso il totale da versare. Ogni riga ha un codice tributo, un'anno di riferimento e un importo: se uno di quei tre valori è sbagliato, il versamento non viene abbuonato alla dichiarazione giusta e lo devi sistemare dopo.

Per l'acconto di novembre i codici che userai sono quelli dell'IRPEF e delle addizionali, con riferimento all'anno in corso: sono gli stessi che compaiono nel prospetto che ti consegniamo dopo il 730, insieme all'importo esatto. Non serve inventare calcoli: nel prospetto c'è già la riga con la cifra da riportare.

Il controllo più utile

Somma le rate già versate a giugno e a novembre: il totale deve coincidere con l'acconto indicato nel prospetto. Se non coincide, il più delle volte manca una rata o è stata usata la cifra dell'anno prima.

Dove si paga e cosa succede se il pagamento non parte

L'F24 si può versare in diversi modi: nello sportello dell'agente della riscossione, in banca, agli sportelli postali oppure in banca da casa, se la tua banca offre il servizio F24 tra i pagamenti. In ogni caso conserva la ricevuta con il codice identificativo del versamento: è la prova che il pagamento è stato fatto, ed è ciò che serve in caso di controllo o di doppio addebito.

Se il pagamento non parte, o parte ma con un codice sbagliato, non aspettare la dichiarazione dell'anno dopo per accorgertene: il debito resta aperto, con gli interessi che si accumulano mese dopo mese. La correzione si fa con un versamento integrativo e, nei casi più lunghi, con il ravvedimento: prima lo sistemai, meno costa.

Casi particolari: pensioni, cambio lavoro e chi non versa nulla

I pensionati che presentano il 730 hanno lo stesso identico meccanismo: è l'ente pensionistico a fare da sostituto, quindi la rata mancante viene trattenuta sulla pensione anziché sulla busta paga. Chi invece cambia lavoro a metà anno deve controllare di non avere due sostituti che applicano conguagli diversi: è la situazione in cui l'acconto va controllato con più attenzione.

E chi non deve versare nulla? Se l'acconto è inferiore a 257,52 euro si versa tutto in una volta a novembre, e se la tua situazione non prevede alcun acconto non serve alcun F24. La regola pratica è una sola: non è il volume di lavoro che conta, ma l'importo indicato nel prospetto. Se nel prospetto non c'è nulla, a novembre non versi nulla.

Le addizionali: l'altra metà del 30 novembre

Nello stesso F24 di novembre, accanto all'IRPEF, vanno spesso le addizionali regionale e comunale: sono le due quote che molti dimenticano, e proprio per questo arrivano come una sorpresa. Nel prospetto della dichiarazione compaiono su righe separate, con i loro codici tributo e il loro importo, e vanno versate nella stessa data dell'acconto principale.

L'errore classico è versare solo la parte IRPEF e lasciare fuori le addizionali: il debito resta aperto, pur essendo di poche decine di euro, e l'anno dopo si presenta con gli interessi. Compilare l'F24 riga per riga partendo dal prospetto, invece che a memoria, risolve il problema in un minuto.

Domande che ci fanno più spesso

Quando scade la seconda rata di acconto?

Il termine è lunedì 30 novembre 2026. Quel giorno non cade né di sabato né di domenica, quindi la data resta ferma: è l'ultimo giorno utile sia per la seconda rata, sia per l'unica rata di acconto IRPEF, IRAP e IRES.

Quanto si versa il 30 novembre?

Con un acconto di 257,52 euro o più il 30 novembre si versa il 60% (il 40% è già andato a giugno con il saldo); sotto quella cifra si paga tutto insieme proprio a novembre.

Quale codice tributo si usa per l'acconto IRPEF di novembre?

Il 4034, per la seconda rata o la rata unica (il 4033 è la prima rata di giugno). Per l'IRAP si usa il 3813, per l'IRES il 2002, per la cedolare secca il 1841.

Se pago qualche giorno in ritardo cosa succede?

Niente di irreparabile, ma qualcosa costa: con il ravvedimento operoso versi la cifra dovuta, una sanzione ridotta (circa lo 0,08% per giorno nei primi 14 giorni) e gli interessi legali. Se aspetti mesi la sanzione sale: regolarizzati subito.

Ho fatto il 730 a debito: devo pagare l'F24 di novembre?

Di norma no: con un sostituto d'imposta, acconto e conguaglio escono direttamente dalla busta paga o dalla pensione. L'F24 di novembre serve a chi presenta il Modello Redditi PF, non ha un sostituto o ha altri redditi oltre lo stipendio. Nel dubbio porta la dichiarazione e ti diciamo cosa fare.

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